N°527 Truck OROBICA RAID

PAOLO CALABRIA

(ita) 1.84m / 90kg

Hobbies

costruire macchine, moto da enduro, barca a vela e costruirmi il camion

2014 – Camion, 34°
2016 – Camion 39°
2017 – Camion 29°
2018 – Camion DNF
2020 – Camion 26°

Italian Baja (x4) con due primi posti e due secondi posti sempre nei camion
Rally del Marocco 2008
Baja hispania (x4)
2x Hungarian Baja

Interview

“Vorrei evitare di ribaltarmi e riuscire a dormire qualche ora in più la notte”

Già nella vita di tutti i giorni Paolo Calabria è uno abituato a primeggiare: gestisce un’azienda che è unica al mondo nel suo campo, la produzione di macchine per la raccolta degli avicoli. Va da sé che le grandi sfide sono insite nel dna di Paolo e quando nel 2014 Giulio Verzelletti gli ha proposto di entrare nell’avventura PanDakar come pilota del camion di supporto (con Loris Calubini come co-pilota) non si è di certo tirato indietro. Da lì Calabria ha iniziato una serie di partecipazioni, culminate con il grande successo di riuscire a portare finalmente una Panda al traguardo della Dakar, nel 2017. Quale poteva essere la sfida successiva se non mettersi a costruire da sé il camion con cui correre? Inizia così la storia del mezzo che porterà Calabria all’edizione 2020, la sua quinta, che non è stata priva di emozioni e colpi di scena: il prototipo ha evidenziato problemi di tenuta della carrozzeria del cassone e ha cappottato due volte, costringendo l’intero equipaggio a passare le sere (e le notti) a saldare il tutto. Il mezzo con cui Calabria, Calubini e Grezzini corrono la Dakar 2021 è un’evoluzione di quello stesso prototipo, migliorato nella resistenza delle sovrastrutture. La base è un Man comprato volutamente sgangherato, di cui sono rimasti solo la cabina e il motore. Tutto il telaio è stato riprogettato ex novo, così come una marea di altre componenti. Loris Calubini è una lègende della Dakar, con nove partecipazioni già all’attivo. Ma la sua esperienza non si limita a questo, dato che dal 1990 gestisce un’officina di preparazione di veicoli da fuoristrada e 4x4 e da più di dieci anni organizza tour nella zona del Maghreb, in tutto il Nord Africa. Ha fatto il pilota, il co-pilota, il meccanico, l’assistenza. Tutto quel che c’era da fare per correre, lo ha fatto. Del progetto Orobica Raid e del Man che lo porterà in Arabia Saudita quest’anno assieme a Calabria e Grezzini lui racconta le modifiche fatte dopo le disavventure del 2020: sistemazione del cassone, alleggerimento di 600 kg, ottimizzazione del motore per un guadagno di 50 cv, spostamento del baricentro con una nuova posizione dei serbatoi e altre parti meccaniche. Ha corso 2 gare in Africa, 7 in Sud America e 1 in Arabia Saudita e si aspetta una gara più tosta rispetto a quella del 2020, perché “gli organizzatori ci avranno preso le misure e se un po’ li conosco, vedrai che quest’anno ci faranno sputare l’anima.” Mauro Grezzini sarà il terzo uomo sul camion numero 527 e per sua precisa scelta farà solo il navigatore e coordinatore. È al debutto alla Dakar, ma non gli manca certo l’esperienza: viene da una storia da rallysta, sia come pilota sia come navigatore, nella quale ha sempre prediletto la terra. Ha una mente organizzata, schematica e metodica, tre caratteristiche fondamentali per mantener i nervi saldi e non saltare neanche un waypoint. Nella vita fa tutto un altro mestiere: il parrucchiere. Ma è anche imprenditore agricolo, manager di una scuderia di rally e.. papà! Essendo alla sua prima avventura alla Dakar sta studiando molto per essere all’altezza dell’esperienza dei suoi due compagni di avventura, con i quali condivide una sana e fraterna amicizia.

P.C.: “Corro la Dakar perché è sempre stato un sogno e riuscire a farlo con un mezzo che ho contribuito a costruire è ancora più emozionante. Già da piccolo mi costruivo da solo i go-kart. Conoscendo il mezzo, però, ci portiamo dietro 20 quintali di ricambi e attrezzature, perché non si sa mai. L’anno scorso abbiamo avuto qualche problemino: ci si staccavano i pannelli del cassone… ma alla Dakar non è che puoi tirarli via e lasciarli nel deserto, il camion deve arrivare come è partito, quindi tutte le sere ci mettevamo lì col saldatore a rattoppare tutto. Abbiamo dormito pochissimo, ma ci siamo divertiti lo stesso. Abbiamo anche cappottato due volte, quindi quando siamo tornati a casa ci siamo chiesti il perché e ci siamo inventati delle modifiche che spero quest’anno diano i loro frutti. Ho già finito cinque Dakar, questa è la mia sesta e punto ad arrivare in fondo anche questa volta, perché per noi già arrivare nei primi 20 è come averla vinta. Sarà tosta, perché si dorme poco: i camion arrivano al bivacco tardi la sera, poi noi essendo da soli dobbiamo metterci la tuta e fare la manutenzione. L’Arabia Saudita è molto bella, anche se ancora manca il calore del pubblico che c’era in Sud America.”

L.C.: “Dopo le esperienze del 2020, con due cappottamenti avvenuti in maniera molto strana, abbiamo lavorato molto sul camion e adesso credo proprio che abbiamo un bel giocattolino, tra i privati è un signor camion. È un prototipo costruito per correre, quindi non è facile da portare, ma io e Paolo Calabria ci alterneremo alla guida e riusciremo a far bene. Sono gasato anche perché è un team ‘total made in Brescia’: siamo tre bresciani che corrono con un camion costruito a Brescia. Anche i test sono stati fatti qua: un amico ci ha prestato una cava e siamo andati lì. Anche perché sennò dove vai a girare con quel coso la? Mi aspetto un percorso bellissimo tanto quanto la prima edizione in Arabia Saudita, anche perché preferisco i terreni africani a quelli sudamericani, ma anche più duro perché l’anno scorso era molto veloce e secondo me lo hanno modificato un bel po’. Qui le zone sono spaziose e poi non trovi nessuno: anche l’anno scorso che spesso eravamo indietro per problemi tecnici ci siamo trovati da soli in tanti tratti ed è una sensazione esagerata.”

M.G.: “E’ tutta colpa di Loris Calubini, che ha insistito perché venissi con loro a questa Dakar, ma non è che ci sia voluto molto per convincermi. ‘Voglio uno sveglio che abbia passione’, mi diceva. Sarà sicuramente un’avventura straordinaria, perché qua sono tutti esaltati quindi ci sarà un motivo. Io vengo dai rally, ho una testa schematica e credo che mi aiuterà per reggere questi 12 giorni di gara, non sarà facile stare 15 ore sul camion. Anche se a dire il vero mi spaventa di più l’idea di poter saltare un waypoint che non la fatica o la privazione del sonno. Non so nemmeno come immaginarmi questa gara e sono davvero curioso, l’atmosfera della gara deve essere straordinaria e l’organizzazione mastodontica. Sono anche curioso di vedere un vero deserto che non sia quello turistico di Sharm-el-Sheik. Non posso nemmeno dire di conoscere il camion: la prima e unica volta che ci sono salito è stato giusto prima della partenza per la consegna dei mezzi a Marsiglia e vogli proprio vedere come questo gigante vola sulle dune. Paolo e Loris mi dicono di stare tranquillo, che dopo due o tre giorni ci prenderò la mano e diventerà tutto facile… hanno dieci anni di esperienza alle spalle, che devo fare se non fidarmi di loro?”

Vehicle

OROBICA RAID

  • Mark : MAN
  • Model : AG 4X4
  • Performance tuner : CMC & Jollycar
  • Assistance : Orobica Raid
  • Class : T5.2 Modified trucks

Ranking 2021

Scratch Stage General
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